martedì 6 gennaio 2015

l'umile e ... tutti i tesori del mondo

Ci sono degli uomini che augurano
ai loro nemici ed ai nemici della Chiesa
pene e tormenti nel fuoco eterno.
Essi non conoscono l'amore di Dio, pensando così.

Chi ha l'amore e l'umiltà del Cristo
piange e prega per tutto il mondo.

Tu forse dici: questi è un malfattore,
deve perciò bruciare nella fiamma eterna.

Ma io ti domando:
Ammettiamo che il Signore ti dia un posto nel suo regno,
se tu vedi nel fuoco eterno colui al quale hai augurato l'eterno tormento,
non avrai compassione per lui,
anche se egli fosse stato nemico della Chiesa?

Hai forse un cuore di sasso?
Ma nel Regno dei Cieli non c'è posto per dei sassi.
Lì ci vuole l'umiltà e l'amore di Cristo, che ha compassione per tutti...

O umiltà del Cristo, tu dai indescrivibile gioia all'anima!
Ho sete di te, perché in te l'anima dimentica ogni cosa terrena
e tende sempre più ardentemente a Dio.

Se il mondo capisse la potenza delle parole del Cristo:
"Imparate da me mansuetudine e umiltà",
deporrebbe ogni altra scienza per imparare solo questa celeste.

Gli uomini non conoscono la forza dell’umiltà del Cristo,
e desiderano perciò le cose terrene;
l’uomo non può accedere alla potenza
di queste parole del Signore senza lo Spirito Santo.

Chi l'ha conosciute non le lascia più,
anche se gli fossero offerti tutti i tesori del mondo.

Non c'è nulla di più grande che imparare l'umiltà del Cristo.
L'umile vive cieco e contento, tutto è buono al suo cuore.

Solo gli umili vedono il Signore, nello Spirito Santo.

L'umiltà è la luce nella quale noi vediamo Dio che è la luce:
nella tua luce noi vediamo la luce.

Cosa di più grande l'anima potrebbe cercare in terra?
Cosa ci potrebbe essere di più grande e di più ammirabile:
di un tratto l'anima conosce il suo Creatore e l'amore di Lui!

Essa contempla il Signore, vede quanto è mite e umile,
e non desidera altro se non di acquistare l'umiltà del Cristo.

Finché sosta sulla terra,
non può dimenticare questa umiltà inconcepibile.

Passi vari di San Silvano del Monte Athos, tratti da:
"Silvano del Monte Athos e la sua preghiera per gli uomini. Divo Barsotti"

sabato 20 dicembre 2014

il sogno dei Re


"Andate e informatevi accuratamente del bambino e,
quando l'avrete trovato, fatemelo sapere,
perché anch'io venga ad adorarlo" (Mt, 2,7-8).


La storia è maestra di vita,
i suoi racconti e i suoi ricordi
permettono anche a noi,
piccoli e inesperti, talvolta ingenui,
di conoscere e riconoscere veri modelli di vita
da scegliere, seguire, imitare...

Una stella di Natale oggi mi ricorda che sta per nascere un bambino,
ad alcuni ricorda che Dio stesso un giorno si è fatto bambino,
per amore dell'uomo, per dire all'Uomo:
"tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato" (Salmo 2,7).  

Una stella di Natale dunque può ricordare la vita,
una pianta verde ricorda sempre la vita,
...ma se la guardo bene, quel rosso,
oggi mi ricorda il martirio dei bimbi innocenti
uccisi ingiustamente ieri e oggi.

La mia speranza di salvezza è legata ad un sogno,
sogno che esistano ancora oggi dei Re,
dei Re buoni, saggi e prudenti,
che sappiano fidarsi dei loro bei sogni.

I bei sogni sono un dono del Cielo,
come una stella di Natale:
possono avvertirci di non tornare da Erode
e fare ritorno, per un'altra strada, al nostro Paese.

domenica 8 giugno 2014

se il meglio è un insuccesso


Se sei stata assegnata alle mansioni di cucina, 
non devi pensare che questo non richieda intelligen­za ... 

Quello star seduti e in piedi, quell'andare innan­zi e indietro 
o qualsiasi altra mansione assolva, 
Dio non domanderà a quella Sorella quanti libri ha letto, 
quanti miracoli ha compiuto; 
ma le domanderà se ha fatto del suo meglio per amore suo. 

Ella potrà in tutta sincerità affermare: 
« Ho fatto del mio meglio ». 

An­che se il meglio corrisponderà a un insuccesso, 
questo dovrà essere il meglio che abbiamo saputo fare, il no­stro massimo.

Non vi sia alcuna gloria nel vostro successo, 
ma attribuite tutto a Dio con il più profondo senso di gra­titudine. 

D'altro canto, nessun insuccesso vi scoragge­rà 
finché avrete coscienza di aver fatto del vostro me­glio. 

Umanamente parlando, se una Sorella fallisce nella sua opera 
siamo propensi ad attribuirlo a tutti i fattori dell'umana debolezza ... 
non ha intelligenza, non ha saputo fare del suo meglio, eccetera. 

Tuttavia agli occhi di Dio non ha fallito 
se ha fatto tutto quan­to era capace.

E', nonostante tutto, una sua coopera­trice.

Madre Teresa di Calcutta, Meditazioni (24-25)


sabato 3 maggio 2014

una ricerca libera da pregiudizi...

Ci veniva continuamente raccomandato di considerare ogni cosa
con occhio libero da pregiudizi, di gettare via qualsiasi tipo di "paraocchi".

I limiti dei pregiudizi razionalistici,
nei quali ero cresciuta senza saperlo, caddero,
e il mondo della fede comparve improvvisamente dinanzi a me.

Persone con le quali avevo rapporti quotidiani
e alle quali guardavo con ammirazione, vivevano in quel mondo.
Doveva perciò valere la pena al­meno di riflettervi seriamente.

Per il momento non mi occupai metodicamente di questioni religiose;
ero troppo occupata in molte altre cose.

Mi accontentai di accogliere in me senza opporre resistenza
gli stimoli che mi venivano dall'ambiente che frequentavo
e - quasi senza accorgermene - ne fui pian piano trasformata.

In cerca della verità, Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein

martedì 29 aprile 2014

una di quelle tre miserabili colonne...

Detto t'ò carissima figliuola, alcuna sprizzarella della vita di coloro che vivono nella santa religione, con quanta miseria egli stanno ne l'ordine col vestimento della pecora, ed essi sono lupi. Ora ti ritorno a' cherici e ministri della santa Chiesa, lamentandomi con teco dei loro difetti, oltre a quegli ch' Io t'ò narrati, sopra tre colonne di vizi, de' quali Io un'altra volta ti mostrai, lagnan domi con teco di loro, cioè della immondizia e infiata superbia e della cupidità, che per cupidità vendevano la grazia dello Spirito santo, sì come Io t'ò detto.
Di questi tre vizi l'uno dipende da l'altro, e il loro fondamento di queste tre colonne è l'amore proprio di loro medesimi. Queste tre colonne, mentre che elle stanno ritte, che per forza de l'amore delle virtù elle non diano a terra, sono sufficienti a tenere l'anima ferma e ostinata in ogni altro vizio.
Però che tutti i vizi, come detto t'ò, nascono da l'amore proprio, perché da l'amore proprio nascie il principale vizio della superbia, e l'uomo superbo è privato della dilezione della carità; e dalla superbia viene alla immondizia e a l'avarizia. E cosí s'incatenano essi stessi con la catena del diavolo.
Ora ti dico, carissima figliuola, guarda con quanta miseria d'immondizia essi lordano il corpo e la mente loro sì come detto Io te n'ò alcuna cosa. Ma un'altra te ne voglio dire, perché tu cognosca meglio la fontana della mia misericordia e abbi maggiore compassione a' miserabili a cui tocca.
E' sono alcuni che tanto sono dimoni che non che essi abbino in reverenzia il sacramento e tengano cara l'eccellenzia loro nella quale Io gli ò posti per la mia bontà, ma essi, come al tutto fuore della memoria per l'amore che avaranno posto ad alcune creature, e non potendo avere di loro quello che desiderano, faranno con incantagioni di dimonia. E col sacramento che v'è dato in cibo di vita faranno malìe per volere compire i loro miserabili e disonesti pensieri, e volontà loro mandarle in effetto. E quelle pecorelle, delle quali essi debbono avere cura e pascere l'anime e' corpi loro; essi le tormentano in questi cotali modi e in molti altri, i quali Io trapasserò per non darti più pena. Sì come tu ài veduto, le fanno andare sciarrate fuore della memoria, venendolo' in volontà, per quello che quel dimonio incarnato l'à fatto, di fare quello che elle non vogliono; e per la resistenzia che elle fanno a loro medesime, i corpi loro ne ricevono gravissime pene. Questo chi l'à fatto? e molti altri miserabili mali i quali tu sai, e non bisogna ch'Io te li narri? La disonesta e miserabile vita sua.
O carissima figliuola, la carne che è levata sopra tutti i cori degli angeli per l'unione della natura mia divina unita con la natura vostra umana, questi la dànno a tanta miseria. O abominevole e miserabile uomo, none uomo ma animale, che la carne tua, unta e consecrata a me, tu la dài alle meretrici e anco peggio! A la carne tua e di tutta l'umana generazione fu tolta la piaga che Adam l'aveva fatto per lo peccato suo, in sul legno della santissima croce col corpo piagato de l'unigenito mio Figliuolo. O misero! egli à fatto a te onore, e tu gli fai vergognia! egli t'à sanate le piaghe col sangue suo, e più, ché ne sei fatto ministro, e tu el percuoti con lascivi e disonesti peccati! Il pastore buono à lavate le pecorelle nel sangue suo, e tu gli lordi quelle che sono pure: tu ne fai la tua possibilità di
metterle nel letame. Tu debbi essere specchio di onestà, e tu se' specchio di disonestà.
Tutte le membra del corpo tuo ài dirizzate in adoperarle miserabilmente, e fai il contrario di quello che per te à fatto la mia Verità. Io sostenni che gli fussero fasciati gli occhi per te illuminare, e tu con gli occhi tuoi lascivi gitti saette avelenate ne l'anima tua, e nel cuore di coloro in cui con tanta miseria raguardi.
Io sostenni che egli fusse abeverato di fiele e d'acieto, e tu, come animale disordinato, ti diletti in cibi dilicati, facendoti del ventre tuo dio. Nella lingua tua stanno disoneste e vane parole; con la quale lingua tu se' tenuto d'amonire il prossimo tuo e d'annunziare la parola mia e dire l'offizio col cuore e con la lingua tua, e Io non ne sento altro che puzza, giurando e spergiurando come se tu fussi uno barattiere, e spesse volte bastemmiandomi. Io sostenni che gli fussero legate le mani per sciogliere te e tutta l'umana generazione dal legame della colpa, e le mani tue sono unte e consecrate ministrando il santissimo Sacramento, e tu laidamente eserciti le mani tue in miserabili toccamenti.
Tutte le tue operazioni, le quali s'intendono per le mani, sono corrotte e dirizzate nel servizio del dimonio. O misero! e Io t'ò posto in tanta dignità perché tu serva solamente a me, te ed ogni creatura che à in sé ragione!
Io volsi che gli fussero confitti i piei, facendoti scala del corpo suo, e il costato aperto, acciò che tu vedessi il secreto del cuore. Io ve l'ò posto per una bottiga aperta dove voi potiate vedere e gustare l'amore ineffabile che Io v'ò, trovando e vedendo la natura mia divina unita nella natura vostra umana: ine vedi che'l sangue, il quale tu mi ministri, Io te n'ò fatto bagno per lavare le vostre iniquità. E tu del tuo cuore ài fatto tempio del dimonio. E l'affetto tuo, il quale è significato per li piei, non tiene né offera a me altro che puzza e vitoperio: i piei de l'affetto tuo non portano l'anima altro che ne' luoghi del dimonio. Sì che con tutto il corpo tuo tu percuoti il corpo del Figliuolo mio, facendo tu il contrario di quello che à fatto egli e di quello che tu e ogni creatura sete tenuti e obligati di fare.
Questi stormenti del corpo tuo ànno ricevuto il suono in male, perché le tre potenzie de l'anima sono congregate nel nome del dimonio, colà dove tu le debbi congregare nel nome mio. La memoria tua debba essere piena de' benefizi miei, i quali tu ài ricevuti da me, ed ella è piena di disonestà e di molti altri mali. L'occhio de l'intelletto el debbi ponere col lume della fede ne l'obietto di Cristo crocifisso unigenito mio Figliuolo, di cui tu se' fatto ministro; e tu gli ài posti dinnanzi delizie e stati e ricchezza del mondo, con misera vanità. L'affetto tuo debba solamente amare me senza alcuno mezzo, e tu l'ài posto miseramente in amare le creature, e nel corpo tuo; e i tuoi animali amarai più che me. E chi me'l dimostra? La tua impazienzia che tu ài verso di me quando Io ti tollesse la cosa che tu molto ami, e il dispiacimento che tu ài al prossimo tuo quando ti paresse ricevere alcuno danno temporale da lui, e odiandolo e bastemmiandolo ti parti dalla carità mia e sua. O disaventurato te! se' fatto ministro del fuoco della divina mia carità, e tu, per li tuoi propri e disordinati diletti, e per piccolo danno che ricevi dal prossimo tuo, la perdi.
O figliuola carissima, questa è una di quelle tre miserabili colonne che Io ti narrai.

dal "Dialogo della Divina Provvidenza" di Santa Caterina da Siena
(patrona d'Italia e d'Europa)

domenica 13 aprile 2014

la Regina e lo scacco matto...al Re


Credetemi, colui che giocando a scacchi non sa dispor bene i pezzi, 

giuocherà molto male: se non sa fare scacco, non farà neppure scacco matto... 

Voi certo mi biasimerete nel sentirmi parlare di giochi... 

Dicono che qualche volta gli scacchi sono permessi; 

a maggior ragione sarà permesso a noi di usarne ora la tattica. 

Anzi, se l’usassimo spesso non tarderemmo a fare scacco matto al Re divino... 

A scacchi la guerra più accanita il re deve subirla dalla regina, 

benché vi concorrano da parte loro anche gli altri pezzi. 

Orbene non vi è regina che più obblighi alla resa il Re del cielo quanto l’umiltà. 


dal Cammino di Perfezione di santa Teresa d'Avila

venerdì 4 aprile 2014

la caccia dei cervi ... cotti e arrostiti

Il penitente, attento esploratore, fatto in questo modo il giro, deve subito accendere la lampada che arde e illumina (cf. Gv 5,35); in essa è indicata la contrizione, la quale, per il fatto che arde, per questo anche illumina. Infatti dice Isaia: “La luce d’Israe­le diverrà un fuoco e il suo Santo una fiamma; e sarà acceso e divorerà le sue spine e i suoi rovi in un giorno. La magnificenza della sua selva e del suo Carmelo sarà consumata dall’anima fino alla carne” (Is 10,17-18) .
Ecco che cosa fa la vera contrizione. Quando il cuore del peccatore si accende con la grazia dello Spirito Santo, brucia per il dolore e illumina per la cognizione di se stesso; e allora le spine, cioè la coscienza piena di triboli e di rimorsi, e i rovi, vale a dire la tormentosa lussuria, tutto viene distrutto, perché all’interno e all’esterno viene riportata la pace. E la magnificenza della selva, cioè del lusso di questo mondo, e del Carmelo, che s’inter­preta “molle”, e cioè la dissolutezza carnale, vengono estirpate dall’anima fino alla carne, poiché tutto ciò che c’è d’immondo, sia nell’anima che nel corpo, viene consumato dal fuoco della contrizione.
Fortunato colui che brucia e illumina con questa lampa­da, della quale dice Giobbe: “Lampada disprezzata nel pensiero dei ricchi, preparata per il tempo stabilito” (Gb 12,5). I pensieri dei ricchi di questo mondo sono: custo­dire le cose conquistate e sudare nel conquistarne altre; e perciò raramente o mai si trova in essi la vera contrizio­ne; essi la disdegnano perché fissano l’animo nelle cose transitorie. Infatti mentre perseguono con tanto ardore il piacere delle cose temporali, dimenticano la vita dell’ani­ma, che è la contrizione, e così vanno incontro alla morte.
Dice la Storia Naturale che la caccia ai cervi si fa in questo modo. Due uomini partono, e uno di loro zufola e canta: allora il cervo segue il canto perché ne è attrat­to; intanto il secondo scocca la freccia, lo colpisce e lo uccide. Nello stesso modo viene data la caccia ai ricchi. I due cacciatori sono il mondo e il diavolo. Il mondo davanti al ricco zufola e canta, perché gli mostra e gli promette i piaceri e le ricchezze; e mentre quello stolto lo segue incantato, perché in quelle cose trova diletto, viene ucciso dal diavolo e portato nella cucina dell’inferno per esservi cotto e arrostito.

Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova