venerdì 24 febbraio 2017

angeli custodi: a ciascuno il suo

A ciascun uomo è assegnato un particolare angelo custode. 

E la ragione sta nel fatto che la custodia degli angeli 
rientra nell'esecuzione della provvidenza divina rispetto all'uomo. 
Ora, la provvidenza di Dio si comporta in modo diverso 
riguardo all'uomo e riguardo alle altre creature corruttibili, 
essendo diverso il rapporto di queste creature con l'incorruttibilità.
 
Gli uomini infatti sono incorruttibili non solo nella loro comune forma specifica, 
ma anche nelle loro forme individuali, che sono le anime razionali: 
il che non può essere affermato degli altri esseri corruttibili. 

Ora, è evidente che la provvidenza di Dio 
ha di mira principalmente gli esseri che sempre esisteranno, 
mentre cura gli esseri perituri in ordine al bene di quelli eterni. 

Quindi la provvidenza di Dio si comporta nei riguardi di ogni singolo uomo 
come si comporta nei riguardi di ogni singolo genere 
o di ogni singola specie degli esseri corruttibili. 

Ma al dire di S. Gregorio [In Evang. hom. 34], 
ai diversi generi delle cose vengono deputati diversi ordini di angeli: 
le Potestà, p. es., a tenere a freno i demoni, 
le Virtù a operare miracoli nel mondo dei corpi.
 
E' inoltre probabile che alle diverse specie delle cose 
vengano preposti angeli diversi di un medesimo ordine. 
Quindi è ragionevole pensare che anche per i diversi uomini 
vengano deputati come custodi angeli diversi. 

Soluzione delle difficoltà: 

1. L'uomo può essere affidato alla custodia di altri in due modi. 

Primo, in quanto è un individuo particolare: 
e in questo caso a ciascun uomo è dovuto un custode, 
e qualche volta anche più di uno. 

Secondo, in quanto fa parte di una comunità: 
e in questo caso si assegna un custode a tutta la comunità, 
col compito di provvedere a ciascun membro nelle sue relazioni con la comunità, 
cioè in rapporto alle sue azioni esterne, 
dalle quali gli altri traggono o edificazione o scandalo.
 
Ora, la custodia sugli uomini da parte degli angeli 
riguarda anche la loro attività intima e occulta, 
che interessa la salvezza dei singoli presi individualmente. 
Quindi a ogni singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. 

2. Si è detto sopra [q. 112, a. 3, ad 4] che tutti gli angeli della prima gerarchia 
sono illuminati immediatamente da Dio su alcune verità, 
ma che vi sono altre verità intorno alle quali 
sono illuminati immediatamente da Dio solo gli angeli superiori, 
che illuminano poi gli inferiori. 

Ora, la stessa considerazione va fatta 
riguardo agli ordini inferiori: 

infatti un angelo di grado infimo 
è illuminato su alcune verità da un qualche angelo supremo, 
e su altre dall'angelo che sta immediatamente sopra di lui. 

E così è possibile che un angelo illumini immediatamente l'uomo 
e abbia nondimeno sotto di sé altri angeli da lui illuminati.
 
3. Sebbene gli uomini siano uguali per natura, 
tuttavia in essi si verifica la disuguaglianza perché dalla divina provvidenza 
alcuni sono ordinati a cose maggiori, altri a cose minori, 
secondo l'insegnamento della Scrittura [Sir 33, 11 s.]: 

"Il Signore li ha distinti nella sua grande sapienza, 
ha assegnato loro diversi destini: 
alcuni li ha benedetti ed esaltati, altri li ha maledetti e umiliati".

Quindi può essere un maggiore ufficio 
custodire un uomo piuttosto che un altro.

San Tommaso d'Aquino, Somma Teologica I, q. 113, a. 2

martedì 14 febbraio 2017

Comunione: solite condizioni


Non bisogna dimenticare che 
«la “mistica” del Sacramento ha un carattere sociale». 

Quando coloro che si comunicano 
non accettano di lasciarsi spingere 
verso un impegno con i poveri e i sofferenti 
o acconsentono a diverse forme di divisione, 
di disprezzo e di ingiustizia, 
l’Eucaristia è ricevuta indegnamente. 

Invece, 
le famiglie che si nutrono dell’Eucaristia 
con la giusta disposizione, 
rafforzano il loro desiderio di fraternità, 
il loro senso sociale e il loro impegno con i bisognosi.


Papa Francesco, Amoris laetitia 186

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/
documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

domenica 5 febbraio 2017

amore di padre e di madre


172. «I bambini, appena nati, incominciano a ricevere in dono, insieme col nutrimento e le cure, la conferma delle qualità spirituali dell’amore. Gli atti dell’amore passano attraverso il dono del nome personale, la condivisione del linguaggio, le intenzioni degli sguardi, le illuminazioni dei sorrisi. Imparano così che la bellezza del legame fra gli esseri umani punta alla nostra anima, cerca la nostra libertà, accetta la diversità dell’altro, lo riconosce e lo rispetta come interlocutore. […] E questo è amore, che porta una scintilla di quello di Dio!».

Ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa. Come hanno affermato i Vescovi dell’Australia, entrambi «contribuiscono, ciascuno in una maniera diversa, alla crescita di un bambino. Rispettare la dignità di un bambino significa affermare la sua necessità e il suo diritto naturale ad avere una madre e un padre».

Non si tratta solo dell’amore del padre e della madre presi separatamente, ma anche dell’amore tra di loro, percepito come fonte della propria esistenza, come nido che accoglie e come fondamento della famiglia. Diversamente, il figlio sembra ridursi ad un possesso capriccioso. Entrambi, uomo e donna, padre e madre, sono «cooperatori dell’amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti».

Mostrano ai loro figli il volto materno e il volto paterno del Signore. Inoltre essi insieme insegnano il valore della reciprocità, dell’incontro tra differenti, dove ciascuno apporta la sua propria identità e sa anche ricevere dall’altro. Se per qualche ragione inevitabile manca uno dei due, è importante cercare qualche maniera per compensarlo, per favorire l’adeguata maturazione del figlio.

173. Il sentimento di essere orfani che sperimentano oggi molti bambini e giovani è più profondo di quanto pensiamo. Oggi riconosciamo come pienamente legittimo, e anche auspicabile, che le donne vogliano studiare, lavorare, sviluppare le proprie capacità e avere obiettivi personali. Ma nello stesso tempo non possiamo ignorare la necessità che hanno i bambini della presenza materna, specialmente nei primi mesi di vita. 

La realtà è che «la donna sta davanti all’uomo come madre, soggetto della nuova vita umana che in essa è concepita e si sviluppa, e da essa nasce al mondo». Il diminuire della presenza materna con le sue qualità femminili costituisce un rischio grave per la nostra terra. Apprezzo il femminismo quando non pretende l’uniformità né la negazione della maternità. Perché la grandezza della donna implica tutti i diritti che derivano dalla sua inalienabile dignità umana, ma anche dal suo genio femminile, indispensabile per la società. 

Le sue capacità specificamente femminili – in particolare la maternità – le conferiscono anche dei doveri, perché il suo essere donna comporta anche una missione peculiare su questa terra, che la società deve proteggere e preservare per il bene di tutti.

174. Di fatto, «le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. […] Sono esse a testimoniare la bellezza della vita». Senza dubbio, «una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. 

Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara […]. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. […] Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo».

175. La madre, che protegge il bambino con la sua tenerezza e la sua compassione, lo aiuta a far emergere la fiducia, a sperimentare che il mondo è un luogo buono che lo accoglie, e questo permette di sviluppare un’autostima che favorisce la capacità di intimità e l’empatia.

La figura paterna, d’altra parte, aiuta a percepire i limiti della realtà e si caratterizza maggiormente per l’orientamento, per l’uscita verso il mondo più ampio e ricco di sfide, per l’invito allo sforzo e alla lotta. 

Un padre con una chiara e felice identità maschile, che a sua volta unisca nel suo tratto verso la moglie l’affetto e l’accoglienza, è tanto necessario quanto le cure materne. Vi sono ruoli e compiti flessibili, che si adattano alle circostanze concrete di ogni famiglia, ma la presenza chiara e ben definita delle due figure, femminile e maschile, crea l’ambiente più adatto alla maturazione del bambino.

176. Si dice che la nostra società è una “società senza padri”. Nella cultura occidentale, la figura del padre sarebbe simbolicamente assente, distorta, sbiadita. Persino la virilità sembrerebbe messa in discussione.

Si è verificata una comprensibile confusione, perché «in un primo momento, la cosa è stata percepita come una liberazione: liberazione dal padre-padrone, dal padre come rappresentante della legge che si impone dall’esterno, dal padre come censore della felicità dei figli e ostacolo all’emancipazione e all’autonomia dei giovani. Talvolta in alcune case regnava in passato l’autoritarismo, in certi casi addirittura la sopraffazione».

Tuttavia, «come spesso avviene, si passa da un estremo all’altro. Il problema dei nostri giorni non sembra essere più tanto la presenza invadente dei padri, quanto piuttosto la loro assenza, la loro latitanza. I padri sono talora così concentrati su sé stessi e sul proprio lavoro e alle volte sulle proprie realizzazioni individuali, da dimenticare anche la famiglia. E lasciano soli i piccoli e i giovani».

La presenza paterna, e pertanto la sua autorità, risulta intaccata anche dal tempo sempre maggiore che si dedica ai mezzi di comunicazione e alla tecnologia dello svago. Inoltre oggi l’autorità è vista con sospetto e gli adulti sono duramente messi in discussione. Loro stessi abbandonano le certezze e perciò non offrono ai figli orientamenti sicuri e ben fondati.

Non è sano che si scambino i ruoli tra genitori e figli: ciò danneggia l’adeguato processo di maturazione che i bambini hanno bisogno di compiere e nega loro un amore capace di orientarli e che li aiuti a maturare.

177. Dio pone il padre nella famiglia perché, con le preziose caratteristiche della sua mascolinità, «sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze. E [perché] sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada; padre presente, sempre. 

Dire presente non è lo stesso che dire controllore. Perché i padri troppo controllori annullano i figli». Alcuni padri si sentono inutili o non necessari, ma la verità è che «i figli hanno bisogno di trovare un padre che li aspetta quando ritornano dai loro fallimenti. Faranno di tutto per non ammetterlo, per non darlo a vedere, ma ne hanno bisogno». 

Non è bene che i bambini rimangano senza padri e così smettano di essere bambini prima del tempo.


Papa Francesco, Amoris laetitia n°172-177

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/
documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

lunedì 30 gennaio 2017

St. Thomas for Purity


Fifteen Hail Mary’s With Petitions for Chastity  

Dear Jesus,I know that every perfect gift,
and especially that of chastity,
depends on the power of Your providence.
Without You a mere creature can do nothing.
Therefore, I beg You to defend by Your grace
the chastity and purity of my body and soul.
And if I have ever sensed or imagined anything
that could stain my chastity and purity,
blot it out, Supreme Lord of my powers,
that I may advance with a pure heart in Your love and service,
offering myself on the most pure altar of Your divinity
all the days of my life. 
Amen.

For our social and cultural climate, 

that it may be purified of everything contrary to chastity, 
and that we may have the strength to resist the pressures of prevailing ideologies. 
“In the world you have tribulation; but be of good cheer, 
I have conquered the world” (Jn. 16:33) 
“In all these things we are more than conquerors 
through him who loved us” (Rom. 8:37) 

Hail Mary…

For our relationships, 

that they may holy, healthy, and honorable at all times. 
“Having purified your souls by your obedience to the truth 
for a sincere love of the brethren, 
love one another earnestly from the heart” (1 Pet. 1:22) 

Hail Mary…

For modesty in our dress and movement, 

that the way we dress and carry ourselves may veil the mystery of our being, 
and that we may have the strength to resist 
the allurements of fashion and the glamour of sin. 
“Do not be conformed to this age, 
but be transformed by the renewal of your mind” (Rom. 12:2) 

Hail Mary…

For our five senses, 

that the things we see, the music we hear, the food and drink we eat, 
and the encounters we have through touch may all be pure and holy. 
“Seek the things that are above” (Col. 3:1) Hail Mary…

For our sensuality, 

that our impulses may not be captivated by base pleasures, 
but freed by wisdom and inflamed for what is good. 
“In your struggle against sin you have not yet resisted 
to the point of shedding your blood” (Heb. 12:4) 

Hail Mary…

For our imagination, 

that we may be preserved from any fantasies that defile us, 
that all impure images may vanish, 
and that we may be protected from all the assaults of demons. 
“Be renewed in the spirit of your minds…
Put on the whole armor of God” (Eph. 4:23, 6:11) 

Hail Mary…

For our memory, 

that no memories of past experiences may disturb us in any way, 
but that the Lord may touch and heal us through hope for a better future. 
“And every one who thus hopes in him 
purifies himself as he is pure” (1 Jn. 3:1) 

Hail Mary…

For our estimation, 

that we may quickly sense dangers to chastity and instinctively flee from them, 
that we may never turn away from higher, more difficult, 
and more honorable goods for the sake of sinful self-indulgence. 
“Do not lay up for yourselves treasures on earth, 
where moth and rust consume and where thieves break in and steal, 
but lay up for yourselves treasures in heaven, 
where neither moth nor rust consumes 
and where thieves do not break in and steal.” (Mt. 6:19-20) 

Hail Mary…

For our affectivity, 

that we may love chastity and rejoice in it, 
that all of our emotions may cooperate in its growth, 
and that no sadness, discouragement, fear, insecurity, or loneliness 
may afflict us unto sexual sin. 
“For the grace of God has appeared, 
saving all and training us to reject godless ways and worldly desires 
and to live temperately, justly, and devoutly in this age, 
as we await the blessed hope, 
the appearance of the glory of the great God 
and of our savior Jesus Christ” (Titus 2:11-12) 

Hail Mary…

For our intellect, 

that it may be purged of all false beliefs and misunderstandings 
about human sexuality and that the good angels may flood our intellects 
with thoughts that are gracious, pure, lovely, honorable, and true. 
“Finally, brethren, whatever is true, whatever is honorable, 
whatever is just, whatever is pure, whatever is lovely, whatever is gracious, 
if there is any excellence, if there is anything worthy of praise, 
think about these things.” (Phil. 4:8) 

Hail Mary…

For our will, 

that it may never be opposed by our sensuality, 
that it may never be divided or conflicted in the moment, 
but may hold fast to chastity no matter how difficult it may be. 
“For the Son of God, Jesus Christ…was not Yes and No; 
but in him it is always Yes. 
For all the promises of God find their Yes in him.” (2 Cor. 1:19-20) 

Hail Mary…

For our conscience, 

that it may be swift to judge what is the chaste thing to do, 
swifter to execute it, and wholly preserved from the suggestions of demons. 
“How much more shall the blood of Christ, 
who through the eternal Spirit offered himself without blemish to God, 
purify your conscience from dead works 
to serve the living God?” (Heb. 9:14) 

Hail Mary…

For our hearts, 

that the place where Christ abides in us 
with the Father and the Spirit 
may become the place where we live with the Holy Trinity in friendship. 
“Jesus answered him, “If a man loves me, 
he will keep my word, and my Father will love him, 
and we will come to him and make our home with him.” (Jn. 14:23) 

Hail Mary…

For the grace of self-surrender, 

that we may hand over to the God nothing less than our whole lives. 
“Father, into your hands I commend my spirit” (Lk. 23:46) 
“Blessed are the poor in spirit, 
for theirs in the kingdom of heaven” (Mt. 5:3) 

Hail Mary…

For love. 

“In this is love, not that we loved God 
but that he loved us and sent his Son 
to be the expiation for our sins.” (1 Jn. 4:10) 
“But God shows his love for us in that while 
we were yet sinners Christ died for us” (Rom. 5:8) 

Hail Mary…

Closing Prayer: 

Heavenly King, Consoler, Spirit of Truth, 
you who are everywhere present and fill all things, 
Treasury of all that is good, Choirmaster of Life, 
Come, dwell within us, cleanse us of all stain, 
and save our souls O Good One.


Chosen lily of innocence, pure St. Thomas,
who kept chaste the robe of baptism
and became an angel in the flesh after being girded by two angels,
I implore you to commend me to Jesus, the Spotless Lamb,
and to Mary, the Queen of Virgins.
Gentle protector of my purity, ask them that I,
who wear the holy sign of your victory over the flesh,
may also share your purity,
and after imitating you on earth
may at last come to be crowned with you among the angels. 
Amen.

http://www.angelicwarfareconfraternity.org/prayers/

sabato 21 gennaio 2017

800 anni, nella Chiesa, con il Papa

La Parola di Dio oggi ci presenta due scenari umani opposti: 
da una parte il “carnevale” della curiosità mondana, 
dall’altra la glorificazione del Padre mediante le opere buone. 

E la nostra vita si muove sempre tra questi due scenari. 

Infatti essi sono di ogni epoca, 
come dimostrano le parole di san Paolo rivolte Timoteo 
(cfr 2 Tm 4,1-5). 

E anche san Domenico coi suoi primi fratelli, 
ottocento anni or sono, si muoveva tra questi due scenari. 

Paolo avverte Timoteo che dovrà annunciare il Vangelo 
in mezzo a un contesto dove la gente cerca sempre nuovi “maestri”, 
“favole”, dottrine diverse, ideologie… «Prurientes auribus» 
(2 Tm 4,3). 

E’ il “carnevale” della curiosità mondana, della seduzione. 
Per questo l’Apostolo istruisce il suo discepolo 
usando anche dei verbi forti: 
«insisti», «ammonisci», «rimprovera», 
«esorta», e poi «vigila», «sopporta le sofferenze» 
(vv. 2.5). 

E’ interessante vedere come già allora, 
due millenni fa, 
gli apostoli del Vangelo si trovassero di fronte a questo scenario, 
che ai nostri giorni si è molto sviluppato e globalizzato 
a causa della seduzione del relativismo soggettivista. 

La tendenza alla ricerca di novità propria dell’essere umano 
trova l’ambiente ideale nella società dell’apparire, 
nel consumo, in cui spesso si riciclano cose vecchie, 
ma l’importante è farle apparire come nuove, attraenti, accattivanti. 

Anche la verità è truccata. 

Ci muoviamo nella cosiddetta “società liquida”, 
senza punti fissi, scardinata, sbullonata, 
priva di riferimenti solidi e stabili; 
nella cultura dell’effimero, dell’usa-e-getta. 

Di fronte a questo “carnevale” mondano 
risalta nettamente lo scenario opposto, 
che troviamo nelle parole di Gesù appena ascoltate: 
«rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» 
(Mt 5,16).

E come avviene questo passaggio 
dalla superficialità pseudo-festosa alla glorificazione, 
che è vera festa? 

Avviene grazie alle opere buone di coloro che, 
diventando discepoli di Gesù, sono diventati “sale” e “luce”. 
«Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini 
– dice Gesù –, 
perché vedano le vostre opere buone 
e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» 
(Mt 5,16). 

In mezzo al “carnevale” di ieri e di oggi, 
questa è la risposta di Gesù e della Chiesa, 
questo è l’appoggio solido in mezzo all’ambiente “liquido”: 

le opere buone che possiamo compiere 
grazie a Cristo e al suo Santo Spirito, 
e che fanno nascere nel cuore il ringraziamento a Dio Padre, 
la lode, o almeno la meraviglia e la domanda: “perché?”, 
“perché quella persona si comporta così?”: 
cioè l’inquietudine del mondo di fronte alla testimonianza del Vangelo. 

Ma perché accada questa “scossa” 
bisogna che il sale non perda il sapore e la luce non si nasconda 
(cfr Mt 5,13-15). 

Gesù lo dice molto chiaramente: 
se il sale perde il sapore non serve più a niente. 

Guai al sale che perde il sapore! Guai a una Chiesa che perde il sapore! 
Guai a un prete, a un consacrato, a una congregazione che perde il sapore! 

Oggi noi rendiamo gloria al Padre per l’opera che san Domenico, 
pieno della luce e del sale di Cristo, ha compiuto ottocento anni or sono; 

un’opera al servizio del Vangelo, predicato con la parola e con la vita; 
un’opera che, con la grazia dello Spirito Santo, 
ha fatto sì che tanti uomini e donne siano stati aiutati 
a non disperdersi in mezzo al “carnevale” della curiosità mondana, 

ma invece abbiano sentito il gusto della sana dottrina, 
il gusto del Vangelo, e siano diventati, 
a loro volta, luce e sale, artigiani di opere buone… 

e veri fratelli e sorelle che glorificano Dio 
e insegnano a glorificare Dio con le buone opere della vita. 

Messa del Papa per gli 800 anni dei Domenicani: testo dell'omelia
http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/21/il_papa_celebra_la_messa_
per_gli_800_anni_dei_domenicani/1287397


Risultati immagini per domenicani giubileo 21 gennaio 2017

domenica 8 gennaio 2017

... in novità di vita

Se sia conveniente il rito usato dalla Chiesa nel battezzare 

Sembra che non sia conveniente 
il rito usato dalla Chiesa nel battezzare. 

Infatti: 

1. Come dice il Crisostomo 
[Cromazio, In Mt 1, su 3, 15], 

"in nessun modo le acque del battesimo 
potrebbero lavare i peccati dei credenti 
se non fossero state santificate dal contatto del corpo del Signore". 

Ma ciò avvenne nel battesimo di Cristo, 
che è ricordato nella festa dell'Epifania.

Quindi il battesimo solenne dovrebbe essere amministrato 
nella festa dell'Epifania piuttosto che nelle vigilie di Pasqua e di Pentecoste.

2. Per un medesimo sacramento non si devono usare materie diverse.

Ora, il battesimo viene amministrato con l'acqua.
Quindi il battezzando non deve essere unto due volte con l'olio santo 
prima sul petto e poi tra le scapole
e una terza volta con il crisma sulla sommità del capo.

3. "In Gesù Cristo non c'è né maschio né femmina, né barbaro né Scita" 
[Gal 3, 28; Col 3, 11], 
e quindi per la stessa ragione neppure altre simili differenze.

Molto meno quindi può aver peso nella fede cristiana la diversità delle vesti.
Così dunque non c'è ragione di dare ai battezzati la veste candida.

4. Il battesimo può essere conferito senza queste cerimonie. 
Quindi le cose sopra ricordate sono superflue, 
e così non sono state opportunamente istituite dalla Chiesa nel rito del battesimo. 


In contrario: 

La Chiesa è governata dallo Spirito Santo, 
il quale nulla compie di disordinato. 


Rispondo: 

Nel sacramento del battesimo 
alcuni riti sono indispensabili, e altri servono alla solennità del sacramento.

Indispensabile 

è la forma
che indica la causa principale del sacramento

il ministro
che ne è la causa strumentale

e l'uso della materia
ossia l'abluzione con l'acqua
che indica l'effetto principale del sacramento.

Invece tutte le altre cerimonie 
che la Chiesa osserva nel rito del battesimo 
concorrono piuttosto a una certa solennità del sacramento.


E queste cerimonie vengono 
osservate nel sacramento per tre ragioni.

Primo
per eccitare la devozione dei fedeli 
e il loro rispetto verso il sacramento.

Se infatti si facesse la sola abluzione con l'acqua, 
senza solennità, 
alcuni facilmente la riterrebbero una comune abluzione.

Secondo, 
per l'istruzione dei fedeli.

I semplici infatti, che non hanno cultura
vanno istruiti per mezzo di segni sensibili
p. es. con dei dipinti, e altre cose simili.

E in tal modo attraverso le cerimonie dei sacramenti 
o vengono istruiti, o vengono sollecitati a informarsi 
sulle realtà che tali segni sensibili rappresentano.

Siccome quindi intorno al battesimo occorre conoscere 
alcune altre cose che sono al di fuori del suo effetto principale, 
era conveniente che queste fossero indicate da alcuni riti esterni.

Terzo
poiché mediante le orazioni, le benedizioni e altri riti 
si impedisce al demonio di ostacolare l'effetto del sacramento. 


Soluzione delle difficoltà: 

1. Il battesimo di Cristo commemorato nell'Epifania 
è quello di Giovanni, 
come si è detto sopra [q. 39, a. 2], 
mentre ai fedeli non viene conferito questo battesimo, 
ma il battesimo di Cristo

Ora, questo deriva la sua efficacia dalla passione del Signore

come dice S. Paolo [Rm 6, 3]
"Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, 
siamo stati battezzati nella sua morte", 

e dallo Spirito Santo, 

secondo le parole evangeliche [Gv 3, 5]
"Se uno non nasce da acqua e da Spirito". 

Perciò il battesimo solenne viene somministrato nella Chiesa 

sia nella veglia di Pasqua
quando si commemora la sepoltura del Signore e la sua risurrezione, 

per cui anche il Signore diede ai discepoli 
il precetto di battezzare dopo la risurrezione
come risulta dal Vangelo [Mt 28, 19]

sia nella vigilia di Pentecoste, 
quando inizia la celebrazione della solennità dello Spirito Santo: 

per cui si legge [At 2, 41] che 
nello stesso giorno di Pentecoste, 
nel quale avevano ricevuto lo Spirito Santo, 
gli Apostoli battezzarono tremila persone

2. L'acqua viene usata nel battesimo come elemento essenziale del sacramento, 
mentre l'olio e il crisma vengono usati per una certa solennità

Infatti il battezzando viene anzitutto unto con l'olio santo sul petto e tra le scapole 
"quale atleta di Dio", secondo l'espressione di S. Ambrogio [De sacram. 1, 2], 
alla maniera dei pugili. 

Oppure, come dice Innocenzo III 
in una Decretale [Regest. 7, 3]: 

"Il battezzando viene unto sul petto affinché 
riceva il dono dello Spirito Santo, respinga l'errore e l'ignoranza 
e abbia la vera fede, poiché il giusto vive di fede; 

viene poi unto tra le scapole affinché rivesta la grazia dello Spirito Santo, 
si spogli di ogni negligenza e torpore e si applichi alle buone opere
in modo che grazie al sacramento della fede 
abbia mondezza di pensieri nel petto e fortezza per ogni fatica sulle spalle".

Dopo il battesimo poi, secondo le parole di Rabano 
[Mauro] [De inst. cleric. 1, 28], 

"viene subito segnato dal sacerdote sul capo con il sacro crisma
accompagnato da un'orazione, affinché divenga partecipe del regno di Cristo, 
e da Cristo possa essere detto cristiano". 

Oppure, come dice S. Ambrogio 
[De sacram. 3, 1], 
si effonde l'unguento sul capo perché 

"il sapiente ha la sua saggezza nel capo" [Qo 2, 14], 
e perché "sia pronto a rendere conto della fede 
a chiunque gliene faccia richiesta
[Innoc. III, l. cit.]. 

3. Si dà al battezzato la veste candida 
non perché non gli sia permesso di usare altre vesti, 

ma in segno della gloriosa risurrezione 
alla quale gli uomini vengono rigenerati mediante il battesimo, 
e in segno della purità di vita che devono mantenere dopo di esso
secondo la raccomandazione di S. Paolo [Rm 6, 4]: 

"Camminiamo in novità di vita".

4. I riti che si riferiscono alla solennità del sacramento
sebbene non siano indispensabili, non sono tuttavia superflui
in quanto concorrono al decoro del sacramento
come si è spiegato [nel corpo].

San Tommaso D'Aquino, Somma Teologica III, q. 66, a. 10

sabato 7 gennaio 2017

in modo ordinato


Come dice S. Paolo [Rm 13, 1], 
"quanto Dio fa, lo fa in modo ordinato ".

Ora, è proprio della divina sapienza trasmettere 
i suoi doni e i suoi segreti non a tutti alla stessa maniera, 
ma direttamente ad alcuni, e per mezzo di questi agli altri.

Per cui anche del mistero della risurrezione si dice [At 10, 40 s.] che 
"Dio volle che Cristo risorto apparisse non a tutto il popolo, 
ma a testimoni prescelti da Dio". 

E lo stesso doveva succedere per la sua nascita, 
che cioè fosse palese non a tutti, ma solo ad alcuni, 
per mezzo dei quali potesse arrivare agli altri. 

San Tommaso d'Aquino, Somma Teologica III, q. 36, a. 2